Il primo criterio per l’invio a valutazione è la distanza che c’è tra una o due abilità e tutte le altre. Per esempio la velocità e la correttezza della lettura sono al disotto della media, mentre  comprensione, abilità di calcolo e linguaggio restano in media con i pari età. 

Altri importanti criteri sono la difficoltà del bambino a manipolare le sillabe delle parole, ovvero  fonderle e a separarle, la persistenza o sistematicità negli errori di parola nella trascrizione con lettere differenti rispetto ai suoni.

La sistematicità dell’errore è uno dei criteri più importanti per segnalare alla famiglia la difficoltà.

 Un disturbo del linguaggio ancora attivo in età scolare quindi la presenza di linguaggio alterato è considerato un ulteriore criterio da attenzionare.

Ultimo ma non meno importante campanello d’allarme è l’alta affaticabilità o perdita di un risultato che sembrava acquisito da parte del bambino.

Dalla seconda classe in poi i criteri per l’invio sono:

  • l’aumentare della distanza tra le abilità (per esempio nell’ortografia il bambino fa tanti errori,  ma scrive e legge velocemente)
  • la persistenza e sistematicità di una tipologia dell’errore che dalla seconda in poi può essere anche ortografico
  • la semplificazione della struttura fonologica della parola (alla parola lunga viene tolta una sillaba o viene sostituita una lettera con un’altra) 
  • l’alta affaticabilità e perdita del risultato. Quando un bambino si stanca tanto o perde molto tempo  nel fare i compiti non bisogna inseguire il sintomo e cercare di allungare i tempi di studio del bambino, ma capire che siamo davanti a un segnale da prendere in considerazione.

Il Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA) viene diagnosticato a partire dalla fine della  seconda classe della scuola primaria. Tuttavia, è possibile individuare in età prescolare e nel primo anno della scuola primaria indicatori di rischio per la successiva comparsa di ritardo, difficoltà o disturbo dell’apprendimento.

Gli insegnanti della scuola dell’infanzia e della prima primaria, insieme ai genitori, assumono un ruolo fondamentale nell’individuazione dei bambini a rischio DSA.

Nei bambini con ritardo nell’acquisizione di linguaggio in età prescolare è possibile osservare un incremento del rischio di sviluppare disturbi dell’apprendimento durante il percorso scolastico (Wallace et al. 2015).

I bambini con ritardo sia espressivo che recettivo hanno una prognosi peggiore, rispetto al ritardo espressivo che in molti casi si risolve spontaneamente entro i 5 anni.

Per questo motivo l’Istituto Superiore di Sanità definisce affetti da disturbo di linguaggio i bambini che a 5 anni cadono sotto il 10° percentile in più di una prova di sviluppo del linguaggio e che mantengono tale livello di prestazione fino agli 8 anni (estratto del decreto ministeriale del 13 aprile 2013 – attuazione della legge 170 2010). 


Cosa si deve osservare e monitorare a 3 anni?

Dal terzo anno di vita, nell’area della comprensione bisogna verificare che il bambino capisca ordini semplici (esempi: vieni, dammi, prendi).  Il momento del gioco e delle routine diventa importante per appurare se vengono prese iniziative verbali e socioconversazionali.

Relativamente alla produzione orale, invece, occorre accertare che il bambino produca un numero vario di fonemi, con un eloquio intelligibile almeno per il 70% composto da frasi lunghe almeno 3,5 parole. Il lessico dovrà avere un’ampiezza di 200-300 parole.


Cosa si deve osservare e monitorare a 4 anni?

Compiuti i quattro anni, la verifica dell’area della comprensione dovrà riguardare racconti brevi.
Oltre a ciò, la produzione orale del bambino va verificata sia a livello fonetico (produzione corretta di tutti i suoni, eloquio intelligibile al 100%), che a livello lessicale, dove bisogna accertarsi che il bambino utilizza, nel raccontare, frasi corrette a livello sintattico e morfologico. Dovranno inoltre essere usate e ripetute correttamente anche parole lunghe. 

Oltre a ciò, la produzione orale del bambino va verificata sia a livello fonetico (produzione corretta di tutti i suoni, eloquio intelligibile al 100%), che a livello lessicale, dove bisogna accertarsi che il bambino utilizza, nel raccontare, frasi corrette a livello sintattico e morfologico. Dovranno inoltre essere usate e ripetute correttamente anche parole lunghe. 


Cosa si deve osservare e monitorare a 5 anni?

Nel bambino di 5 anni bisogna verificare l’adeguata comprensione e produzione di parole, frasi e racconti nei diversi contesti didattici, oltre che la capacità di operare a livello fonologico, ad esempio con rime e analisi e fusioni di sillabe.

Il primo criterio per l’invio a valutazione è la distanza che c’è tra una o due abilità e tutte le altre. Per esempio la velocità e la correttezza della lettura sono al disotto della media, mentre  comprensione, abilità di calcolo e linguaggio restano in media con i pari età. 

Altri importanti criteri sono la difficoltà del bambino a manipolare le sillabe delle parole, ovvero  fonderle e a separarle, la persistenza o sistematicità negli errori di parola nella trascrizione con lettere differenti rispetto ai suoni.

La sistematicità dell’errore è uno dei criteri più importanti per segnalare alla famiglia la difficoltà.

 Un disturbo del linguaggio ancora attivo in età scolare quindi la presenza di linguaggio alterato è considerato un ulteriore criterio da attenzionare.

Ultimo ma non meno importante campanello d’allarme è l’alta affaticabilità o perdita di un risultato che sembrava acquisito da parte del bambino.

Dalla seconda classe in poi i criteri per l’invio sono:

  • l’aumentare della distanza tra le abilità (per esempio nell’ortografia il bambino fa tanti errori,  ma scrive e legge velocemente)
  • la persistenza e sistematicità di una tipologia dell’errore che dalla seconda in poi può essere anche ortografico
  • la semplificazione della struttura fonologica della parola (alla parola lunga viene tolta una sillaba o viene sostituita una lettera con un’altra) 
  • l’alta affaticabilità e perdita del risultato. Quando un bambino si stanca tanto o perde molto tempo  nel fare i compiti non bisogna inseguire il sintomo e cercare di allungare i tempi di studio del bambino, ma capire che siamo davanti a un segnale da prendere in considerazione.

Il Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA) viene diagnosticato a partire dalla fine della  seconda classe della scuola primaria. Tuttavia, è possibile individuare in età prescolare e nel primo anno della scuola primaria indicatori di rischio per la successiva comparsa di ritardo, difficoltà o disturbo dell’apprendimento.

Gli insegnanti della scuola dell’infanzia e della prima primaria, insieme ai genitori, assumono un ruolo fondamentale nell’individuazione dei bambini a rischio DSA.

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